Il collegnese Andrea Tronzano è stato eletto in consiglio regionale da poche settimane. Primo eletto di Forza Italia, con più di 4500 preferenze, e terzo del centro destra.

Un’esperienza politica iniziata all’inizio degli anni ’90 come consigliere comunale prima a San Gillio poi a Novalesa. Dieci anni, dal 2006 al 2016, come consigliere comunale a Torino. Dal 2018 ha ricoperto la carica di consigliere regionale. E adesso si prospetta una piena legislatura a Palazzo Lascaris appoggiando il Presidente Cirio.

Tronzano, il 1 luglio è convocato il consiglio regionale. Ancora una volta Lei sarà seduto in quegli scranni...

"Gavetta, lealtà e rappresentatività sono i requisiti principali per chi svolge un ruolo in un Ente che fa le leggi: se le si sbaglia si possono rovinare categorie e persone. Sottolineo questo perché penso che le parole citate sintetizzino bene come ho svolto i miei ruoli in questi trent'anni di impegno politico. L'esperienza è fondamentale, perché solo conoscendo davvero la società e i suoi problemi si possono proporre leggi realmente utili per le categorie produttive e per i Cittadini. Sono convinto che questo rappresenti un valore aggiunto rispetto a quanti, improvvisandosi all’ultimo momento, approdano al Parlamento oppure in Regione con qualche click sul computer e senza aver maturato i necessari passaggi che ogni professione richiede. E la politica è una professione a tutti gli effetti, anche solo momentanea, ma chi decide d’intraprenderla deve dedicarvi tutte le proprie energie. Così ho fatto io, decidendo scientemente di occuparmi solo di politica, senza alcun paracadute, per non avere conflitti d’interesse e per poter così servire a tempo pieno il bene comune".


Quali saranno i temi che metterà al centro del suo impegno in Regione?

"Senz’altro lo sviluppo e l’occupazione: edilizia, agricoltura, manifattura, sport. Gli imprenditori come risorse e non come problema. Le aziende come partner e non come oggetti da colpire. Dobbiamo ricreare una squadra che punti a dare un futuro al Piemonte per i prossimi 20 anni".

In questi giorni il suo nome è stato affiancato ad un ruolo nella Giunta del Presidente Cirio, ci sono buone possibilità?

"Io auspico che il mio successo elettorale voglia essere inteso non come un qualcosa di personale, ma come una rappresentatività territoriale di cui Torino e la sua provincia hanno bisogno. Mi piacerebbe affiancare Alberto Cirio e lavorare per il bene comune, tramite l’utilizzo dei fondi europei e l’autonomia, con nuove persone che pensino al Piemonte di domani e ad un sistema economico solido, rivolto alla conquista e non alla difesa, alla ricchezza meritata e guadagnata come plusvalore e non come peccato originale".


Per concludere, uno sguardo alla politica nazionale, il suo Partito, in questo momento, non gode di buona salute: quali sono gli obiettivi e le idee per rilanciare lo spazio politico che rappresenta?

"Non è più il momento di aspettare. A parte il presidente Berlusconi, che è un’icona irraggiungibile, tutti noi dobbiamo essere messi in discussione da un dibattito interno serrato e da una scelta che derivi da esso, direi attraverso un Congresso. In secondo luogo, dobbiamo tornare a parlare e rappresentare le esigenze improcrastinabili dei corpi intermedi e dei cittadini, anche attraverso il governo regionale".

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