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Anche la politica si muove sul caso della Rsa «Nuovo Baulino», dove nei giorni scorsi è emersa la protesta da parte della famiglie degli ospiti della struttura per presunte carenze igieniche, problemi di assistenza e di personale.

Alice Ravinale e Giulia Marro, consigliere regionali di Avs, hanno portato la questione in Consiglio Regionale:

«II caso della RSA di Caselle è al centro delle cronache di questi giorni per il maltrattamento delle persone anziane che lì avrebbero dovuto essere curate e per le condizioni di lavoro inadeguate degli operatori denunciate da tempo dalla FP CGIL.

Se confermate, si tratta di una responsabilità grave, non solo dei gestori ma anche della Regione che i posti in strutture come quella di Caselle li accredita.

Un anno fa, a seguito del terribile caso del centro diurno di Cuneo "Per Mano", eravamo intervenute nel piano socio-sanitario della Regione, che grazie a un nostro emendamento, a prima firma Marro, oggi prevede "il rafforzamento del sistema di vigilanza e controllo delle strutture e dei servizi accreditati mediante verifiche periodiche, includendo l’analisi dell’organizzazione interna, dei protocolli operativi in essere e della qualità degli interventi rivolti agli utenti, al fine di garantire standard uniformi, trasparenza e sicurezza nella presa in carico.

Il dubbio, a fronte di quanto accaduto a Caselle, è che quella previsione votata all'unanimità sia rimasta lettera morta. Chiederemo pertanto all'assessore Riboldi, con un'interrogazione urgente, di fare chiarezza su che cosa le ASL e la Regione stanno facendo per garantire la qualità dei servizi rivolti alle persone più fragili e il rispetto dei lavoratori, che svolgono in via sussidiaria un servizio pubblico.

Cirio è pronto ad annunciare il suo piano sul rafforzamento dei servizi domiciliari pur di non affrontare il tema delle RSA. Ci chiediamo con quale credibilità questo possa avvenire, se la Regione non è nemmeno in grado di garantire servizi aderenti a un criterio di umanità nelle strutture che accredita, consentendo alle stesse di mettere sul mercato posti che costano fino a 4000 euro al mese, e che dovrebbero quindi rispondere a criteri precisi, evidentemente disattesi».