Hanno disboscato illecitamente una porzione del parco La Mandria pari a 37 campi da calcio regolamentari.
È quanto hanno scoperto i Carabinieri Forestali di Torino dopo una complessa indagine che ha portato, in questi giorni, a indagare quattro persone: il legale rappresentante di una ditta boschiva appaltatrice, due suoi dipendenti operativi in cantiere e un dipendente pubblico.
Gli accertamenti sono stati condotti attraverso sopralluoghi, perquisizioni, acquisizioni testimoniali e incroci documentali e finanziari, hanno portato a ipotizzare un rilevante taglio boschivo illegale attuato in concorso tra gli indagati all'interno di un'area protetta.
Le evidenze riscontrate dalla polizia giudiziaria, sono state anche confermate attraverso l'impiego di avanzati strumenti tecnologici di analisi e rilevamento aereo, con il quale si è potuto mappare e riscontrare oggettivamente la reale estensione delle vaste porzioni di bosco tagliate illegalmente.
I lavori erano stati affidati tramite un bando pubblico per prestazione di servizi, vinto dalla ditta indagata con un anomalo rialzo della base d'asta superiore al 70 per cento.
L'intervento, promosso sulla carta come una sostituzione di specie all'interno del parco, si è trasformato in un disboscamento incontrollato che ha interessato una superficie totale pari a circa 37 campi da calcio regolamentari.
A fronte di un'autorizzazione per il taglio raso di 26,36 ettari di quercia rossa, l'impresa avrebbe eseguito tagli abusivi su ulteriori 7,5 ettari di terreno non assegnati. Da queste aree non autorizzate sono state asportate illecitamente più di 4.000 tonnellate di legname, generando un profitto ingiusto stimato in oltre 350.000 euro. Il legname rubato, in gran parte ridotto in cippato sul posto, è stato successivamente immesso sul mercato e destinato ad impianti a biomassa, schermato da una serie di atti contabili falsificati per garantirne l'apparente lecita provenienza.
Agli esponenti dell'impresa boschiva sono contestati i reati di furto pluriaggravato, alterazione e deturpamento di bellezze naturali protette da vincolo paesaggistico, e immissione in commercio di legname illegale.
Il legale rappresentante è inoltre accusato di aver designato formalmente un responsabile di cantiere "fantasma", di fatto mai recatosi sul posto per supervisionare i lavori. Per consentire alla ditta di operare indisturbata, sarebbero state poste in essere gravi e reiterate condotte di falsità ideologica.
Secondo gli inquirenti, sarebbero state fornite alle autorità competenti indicazioni progettuali non veritiere e sottostimate per eludere le procedure di valutazione ambientale obbligatorie per legge. Successivamente, si sarebbero prodotte false attestazioni per mascherare i macroscopici sconfinamenti della ditta, arrivando a certificare la "regolare esecuzione" dei lavori al solo scopo di svincolare la polizza fideiussoria e chiudere la pratica dell'appalto.

