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Termina con una serie di patteggiamenti il raid punitivo ai danni di un 17enne, avvenuto a Torino a inizio marzo 2025 ma che ha visto protagonista, tra gli altri, un 49enne ex camorrista - affiliato al clan Genovese - di Venaria Reale.

L’uomo (difeso dall’avvocato Gianluca Orlando, legale di tutti gli imputati, ndr) ha patteggiato un anno e undici mesi di carcere per sequestro di persona e lesioni personali. Medesima pena per un 54enne, cugino del Venariese, e per due fratelli di nazionalità romena di 42 e 38 anni.

Il figlio 19enne dell'ex camorrista ha invece patteggiato un anno di reclusione, con pena sospesa dalla condizionale.

Tutti erano accusati anche di minaccia e violenza privata, accuse cadute dopo che il 17enne ha rimesso querela previo risarcimento di 3mila euro.

Il 49enne era persino fuggito in Romania per festeggiare il compleanno della compagna, salvo poi essere rintracciato e arrestato (finendo a Venaria ai domiciliari, ndr) in un B&B nel quartiere torinese di Lucento.

I fatti

L'indagine è partita da una serie di video girati nel marzo scorso dopo una violenta lite scoppiata tra il figlio 19enne del boss e un 17enne fuori dalla discoteca "Bamboo" di corso Moncalieri. Il motivo? La ragazza del 17enne, in passato fidanzata del 19enne.

Ed è stato proprio il 19enne a finire in ospedale, al Maria Vittoria di Torino, con 21 giorni di prognosi per una frattura della clavicola.

Qualche giorno dopo, il 19enne aveva contattato il 17enne per un "chiarimento" che, in realtà, fu un vero e proprio agguato, in via Maddalene a Torino: un pestaggio da parte di sette uomini che portò il 17enne a perdere in sensi per poi essere caricato, chiuso in un lenzuolo, su un suv Mercedes, e trasportato in via Germagnano dove rimase prigioniero per diverse ore.

Ricoverato in ospedale, venne poi dimesso con una prognosi di qualche giorno: i familiari del 17enne sporsero denuncia, dando così avvio all'indagine.