Andrea Mensa, Nevio Fabbris - nel decennale dalla morte - e tutti i 39 partigiani venariesi che hanno contribuito a liberare l’Italia dall’egemonia nazifascista, sono stati ricordati durante le celebrazioni del 25 aprile, Festa di Liberazione.

Una ricorrenza che aveva avuto un anticipo ieri pomeriggio, sabato 24 aprile 2021, con la commemorazione nel Borgo Castello del parco La Mandria, alla presenza del presidente dell’Ente, l’avvocato Luigi Chiappero, dei sindaci di Venaria e Druento, Fabio Giulivi e Carlo Vietti, e di una nutrita rappresentanza di appartenenti all’Anpi di Venaria, con in testa il presidente Carlo Iandolino. Con loro un’altrettanta nutrita rappresentanza di amministratori locali: dal presidente del consiglio, Giuseppe Ferrauto, agli assessori Marta Santolin, Monica Federico, Marco Scavone e il vicesindaco Gianpaolo Cerrini. Ma anche tanti consiglieri comunali: Marco Palmieri, Michelangelo Matteucci, Pamela Palumbo, Sandro Torchia, Marco Santagostino, Luca Mancini, Rossana Schillaci, Raffaele Trudu, Mariachiara Catania e Alessandro Brescia. 

Domenica mattina, 25 aprile 2021, la cerimonia si è svolta alla rotonda di largo Garibaldi, dove è presente il monumento dedicato ai caduti partigiani. Un luogo simbolo della Resistenza venariese.

“Il 25 aprile aprile non è una semplice data ma un momento importante  per riaffermare valori che vogliamo rimangano dentro di noi, valori che parlano di libertà, di umanità, attenzione al prossimo solidarietà che devono aiutare la nostra comunità. 76 anni dopo, oggi si celebra l'epilogo della dittatura nazifascista, la conclusione di una guerra devastante e dolorosa, drammatica ancor di più fratricida. Una guerra civile  che ha dilaniato il nostro paese. Le nostre strade sono state attraversate da molti protagonisti degli eventi dell'epoca. La città di Venaria Reale, ha ricevuto la “medaglia di bronzo al merito civile, per i fatti  avvenuti durante la resistenza poiché considerata: Un importante centro per la presenza di stabilimenti di produzione bellica, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, fu sottoposto ad attacchi aerei che causarono vittime civili e danni alle strutture industriali. Il popolo di Venaria Reale partecipò con un elevato numero di cittadini alla resistenza e offrì numerosi esempi di generoso spirito di solidarietà in favore delle persone bisognose, procurando loro cibo e vestiario- Rammenta Fabio Giulivi.- Proprio qui tra queste piazze la storia è passata con i suoi dolori, con le sue durezze, ma anche come punto di riferimento per ciò che quel 25 aprile sarebbe nato. Dai primissimi anni dopo la guerra, donne e uomini volenterosi, si sono concentrati per costruire il futuro della nostra nazione.”

Il sindaco, ha letto i punti della Carta di Stazzema e ha rinnovato l'invito al sindaco di Stazzema, già avvenuto nei mesi scorsi: “Oggi avrebbe dovuto esserci il sindaco di Stazzema Maurizio Verona che abbiamo invitato ufficialmente a celebrare insieme a noi questa giornata. Purtroppo le condizioni epidemiologiche del paese non consentono ancora questo tipo di spostamenti, ma ha assicurato che appena le misure di contenimento del Covid lo permetteranno verrà in visita nel nostro Comune. Il Comune è impegnato al fianco di quanti hanno voglia di collaborare in progetti realizzati all'interno delle scuole su memoria, legalità, educazione civica e sta cercando di ampliare il più possibile l'offerta in questi campi con differenti azioni. Piccolo passo per non dimenticare e continuare a mantenere viva la coscienza, oltre che la conoscenza di certi eventi”, ha concluso il sindaco.

Nutrita la rappresentanza di esponenti del mondo politico così come del mondo associativo: dall’Anpi alla Croce Verde, dai Bersaglieri ai Marinai, dall’AssoCarabinieri alla Protezione Civile, passando per Alpini e la Scuola cani salvataggio piemonte "Al Blu". 

“Ogni anno il 25 aprile si festeggia in Italia la festa della liberazione. Dal 1946, in Italia si ricorda la sua liberazione dal governo fascista e dall'occupazione nazista del paese. L'emergenza del Coronavirus sta mettendo a dura  prova il nostro equilibrio sanitario, sociale ed economico, e mai come oggi, questa ricorrenza assume un senso ed un significato così profondo. Quel 25 aprile di 76 anni fa fu un giorno di liberazione dalla guerra, da un occupazione odiosa del nostro paese, la liberazione dalle persecuzioni raziali, la liberazione dalla privazione delle libertà fondamentali. Ecco perchè proprio oggi questa celebrazione ha un valore particolare. Uomini e donne hanno lottato per la libertà, per la democrazia, dignità e il rispetto della persona, e volevano rimanere liberi e che hanno combattuto contro l'oppressore. Lo hanno fatto in modo unito, coeso, solidale e partecipe, perchè la libertà è partecipazione. Sono questi i valori che oggi dobbiamo fare riferimento: unità, coesione e solidarietà, resistenza, resilienza.

Siamo abituati ad essere liberi e questo privilegio, frutto della conquista della lotta partigiana, lo dobbiamo saper onorare, custodire e non dobbiamo mai darlo per scontato. Ed esprimendo gratitudine, mi rivolgo ai giovani: Non perdete la speranza, ci aspetta un momento di ricostruzione, in cui proprio il vostro apporto diventa necessario. Un apporto di idee, energia, di fantasia, di spirito di fratellanza di libertà per tutelare il diritto allo studio, il diritto al lavoro, per investire sula ricerca, innovazione , competenza, sanità, sui diritti civili ed equità, senza mai dimenticare chi resta indietro”, questo il discorso del presidente del Consiglio comunale, Ferrauto.

Ad intervenire anche  Francesca Marzano, componente del direttivo dell'Anpi della Reale: “Sono felice di trovarvi tutti qui per celebrare la Liberazione. 

Oggi è la festa di tutti. Ripetiamolo sempre: il Venticinque Aprile è la nostra festa, quella che celebra l’Italia che si libera dal nazifascismo e conquista la democrazia, quella che riunisce tutti, quella che accorda le diverse vedute.  Una stessa bandiera sotto cui ritrovarsi, almeno una volta, tutti quanti insieme.

Perché oggi celebriamo la nostra Libertà, regalataci da uomini e donne che hanno combattuto, e in molti casi dato la vita, per permetterci di vivere in un mondo libero.

 Sembra scontato, eppure non lo è. Troppe volte sentiamo dire che parlare di Resistenza e Antifascismo nel 2021 è anacronistico.Oggi voglio spiegarvi perché non è così. 

E lo faccio attraverso la figura del nostro Partigiano Andrea Mensa, nome di battaglia Compagno Mirto.Andrea è vissuto a Venaria, anche se era del vercellese. Fu tra i più importanti Partigiani della nostra zona, catturato e giustiziato perché considerato tra i più pericolosi. Eppure Mirto non combatteva con i fucili. Mirto era pericoloso perché combatteva con l’arma più letale: la Parola.

Armato di un vecchio ciclostile, Andrea Mensa stampava volantini clandestini che distribuiva furtivamente nelle fabbriche, per le strade, durante riunioni segrete. La sua Resistenza era questa: diffondere ideali di libertà e uguaglianza, spiegare ai giovani che un altro mondo era possibile. Mostrare loro la via verso una società civile e democratica.

 Oggi noi abbiamo ancora bisogno di diffondere  questi valori. Perché anche se viviamo in un mondo libero, esistono ancora categorie i cui diritti fondamentali non sono affermati.

Fare Resistenza oggi significa proprio questo: stare dalla parte di chi ancora sta lottando per i propri diritti fondamentali. Significa andare oltre il proprio orticello e fare propria la battaglia degli altri.

Non credete a chi vi dice che non ce n’è più bisogno, a chi liquida tutto con un semplice “è acqua passata”.

Oggi, nel terzo decennio del ventunesimo secolo, fare Resistenza significa anche perpetrare piccole azioni quotidiane che come gocce nel mare possono cambiare il mondo.E allora buon Venticinque Aprile a chi raccoglie una cartaccia da terra, a chi lascia libere le rampe per i disabili, a chi ha cura del proprio territorio. 

Buon Venticinque Aprile a chi cede il posto a sedere sull’autobus, a chi tiene aperta la porta dell’ascensore, a chi vive civilmente.

Buon Venticinque Aprile a chi cerca di impedire che un bambino finisca in fondo al mare con la pagella cucita nella giacca.Buon Venticinque Aprile a chi non distingue le persone in base alla nazionalità, al credo religioso e politico, all’orientamento sessuale, al genere e alle opinioni.Felice Liberazione a chi rispetta e si prodiga per la libertà di tutti. Felice Liberazione a chi sta ancora resistendo, anzi “Resetendo”, come Patrick Zaki. E questo, attenzione, non significa non avere riguardo delle regole, ma al contrario significa rispettarle per il bene collettivo. Oggi viviamo una situazione storica senza precedenti, eppure vediamo molte persone avere spregio delle regole elementari del vivere comune. 

Questi uomini, questi 36 nomi che vedete incisi su questa lapide, non hanno dato la vita al fine di permetterci di affermare il fantomatico diritto, ad esempio, di non usare la mascherina. No. Sono morti per darci un mondo “più giusto, più libero e lieto” per citare Italo Calvino. Per darci i Diritti sanciti dalla nostra Costituzione, primo tra tutti il diritto alla salute. E la salute di tutti, oggi, va salvaguardata seguendo delle regole per il bene comune. Quindi non vorremmo mai più sentire paragoni tra le restrizioni giuste e doverose di questo periodo e cose come la legge marziale, la non libertà di parola, i roghi di libri, il divieto di culto o le aberranti leggi razziali.Capita a volte che qualche mio concittadino, qualcuno  forse qui presente oggi, mi incalzi  per la mia appartenenza all’ANPI con domande poco intelligenti come “a quale guerra avresti combattuto tu per essere iscritta all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Nessuna.  Per fortuna non ho dovuto vedere guerre nella mia vita. Vedete, dovete sapere che la tessera Anpi riporta due voci: pertigiano e antifascista. Sulla mia tessera naturalmente  è crocettata la voce “antifascista” , l’unica etichetta nella quale mi sia mai riconosciuta e che porterò orgogliosamente per tutta la vita. Un dovere  e un diritto di noi tutti, entrambi sanciti dalla nostra bella Costituzione.Vi lascio con le parole che Andrea Mensa indirizzò dal carcere ai suoi compagni, quando sentiva che la fine era vicina. “Difficilmente tornerò tra voi, ma non perdetevi di coraggio, seguitate il mio lavoro, centinaia come me sorgeranno e terranno in alto la nostra fiaccola, i giorni belli si avvicinano”.Andrea Mensa fu fucilato in Febbraio, morì prima di poter vedere l’alba del 25 Aprile, come tutti gli altri nomi che vediamo incisi su questa lapide. Ma è a queste persone che dobbiamo il privilegio di ritrovarci qui ogni anno.Il minimo che dobbiamo loro e di tenere alta questa fiaccola.La fiaccola è ancora alta, Mirto.Oggi ancora come allora. Ora e sempre Resistenza”.

La cerimonia ha visto la benedizione della corona d'alloro da parte di don Enrico Griffa, presente assieme a don Ezio Magagnato, storico cappellano dell’ospedale cittadino e dell’Aves Toro. Toccanti anche le letture sulla Resistenza da parte dei ragazzi del “Progetto People Power Partnership” e di alcuni studenti delle scuole cittadine.

Una Liberazione che si è conclusa, come sempre, al Mausoleo al cimitero di Venaria. 

Silvia Iannuzzi

Galleria fotografica

Articoli correlati