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Si sono chiuse le indagini sul comandante della Polizia Locale di La Cassa, Claudio Asioli, relativa ai collaudi delle giostre dei Luna Park di Torino, dell'area metropolitana, del Piemonte e, in alcuni casi, anche fuori regione.

Il sostituto procuratore di Torino, Davide Pretti, ha indagato Asioli (difeso dall'avvocato Stefania Pignochino) e altre 27 persone, nella maggior parte dei casi giostrai, per «corruzione» e «falso ideologico».

Asioli da quasi un anno, dall'estate 2025, si trova agli arresti domiciliari. In attesa dell'udienza preliminare, tutti gli indagati potranno - ma non è un obbligo - raccontare la loro verità agli inquirenti.

L'indagine «Luna Park», coordinata dalla Compagnia Carabinieri di Vercelli e dalla locale Procura, parte nel 2019 dopo il grave incidente avvenuto a Legnano. Gli inquirenti scoprirono come la giostra oggetto dell'incidente fosse stata omologata a Borgo d'Ale, anche se da verifiche successive era emerso come fosse tutta fuorché sicura. Il sindaco dell'epoca della cittadina vercellese, Pier Mauro Andorno, segnalò il problema ai Carabinieri, facendo scattare le indagini.

E così emerse come i giostrai avessero, spesso e volentieri, codici identificativi emessi dal Comune di La Cassa con modalità illegittime. I codici identificativi devono essere rilasciati previo parere positivo della Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, di cui fa parte anche il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, che non era a conoscenza delle riunioni.

Le successive indagini permettevano di appurare che effettivamente Asioli intrattenesse rapporti con alcuni soggetti intermediari e con un ingegnere a cui i proprietari si rivolgevano al fine di ottenere tutta la documentazione necessaria per mettere in esercizio i propri spettacoli viaggianti.

Per gli inquirenti, il tariffario era semplice: 150 euro per le giostre piccole, fino a 400 euro per quelle grandi. Tutti pagati su carte prepagate, eccezion fatta per i diritti di segreteria, che venivano pagati regolarmente in Comune.

Gli indagati, ben consci del mancato rispetto delle procedure, approfittando dell’organizzazione di manifestazioni cittadine, si adoperavano per organizzare fittiziamente le Commissioni Comunali di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo a seguito delle quali venivano rilasciati un corposo numero di codici identificativi di spettacoli viaggianti.

Durante le sedute delle Commissioni, così come osservato durante le indagini attraverso pedinamenti e intercettazioni, erano assenti gran parte dei membri previsti dalla normativa di settore, ma soprattutto non venivano montate e collaudate le attrazioni da esaminare, che venivano comunque certificate come idonee all’impiego, quindi, con un possibile grave pregiudizio per la sicurezza degli utenti finali.

Gli inquirenti hanno accertato come Asioli (che all’epoca dei fatti era anche consigliere comunale e capogruppo di opposizione a Givoletto) abbia ricevuto in alcune occasioni denaro in cambio dell’illegittima emissione dei codici identificativi predetti.