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Polemiche a Borgaro per la Consulta delle Donne Borgaresi. A causa delle dimissioni di buona parte delle consigliere comunali che ne facevano parte, Palazzo Civico, con decisione del sindaco Claudio Gambino, ha deciso di porre un freno all’attività, in attesa di cambiare il regolamento della Consulta stessa.

Una «storia» che non è piaciuta alla presidente Cinzia Tortola, alla vice Loredana De Vita e alla segretaria Simona Liberto, che hanno deciso di raccontare la propria «storia», fatto per fatto.

A partire da una convocazione in audizione durante la Commissione 3 di fine aprile «in merito alle dinamiche che si sono create all’interno del gruppo per “presunte” divergenze anche e non solo politiche non volute né ricercate», spiegano, rimarcando come la Commissione 3 sia stata convocata solo in quel momento dopo che dal 2024 «era sprovvista di Presidente e vicepresidente, con il subdolo obiettivo di legittimare la modifica statutaria della Consulta del quale ignoriamo l’arcano motivo. Quanto detto è suffragato dal fatto che in merito al Consiglio convocato è presente un ordine del giorno relativo alla Consulta. Più che un’audizione e stato un” processo” basato sui dati di parte, a loro noti, manifestando una totale mancanza di motivazione e disponibilità al dialogo. Una storia costruita e amabilmente gestita da parte di una consigliera di minoranza con la silenziosa complicità delle consigliere di maggioranza componenti del Coordinamento con l’evidente assenso».

Se tutte le parti in causa, Amministrazione e Consulta, sostengono come sia necessario modificare il regolamento vigente, le tre rappresentanti spiegano come sia errato «sciogliere la Consulta per intervenire successivamente con modifiche sostanziali nella composizione del medesimo, dando spazio anche agli uomini. Migliorare un regolamento è a volte necessario, ma non cancellando di colpo tutto ciò che ha contribuito a far crescere la credibilità della Consulta».

«Ci siamo sentite dire dall’assessore e dalle consigliere di non essere in grado di parlare alle Donne e che non siamo state in grado di perseguire le finalità della Consulta. Si tratta di una decisione senza precedenti, tanto più grave se si prende atto, nonostante l’opinione dell’Amministrazione e dei suoi rappresentanti, di quanto portato avanti fino ad oggi, considerando l’operato nel perseguire le finalità istituzionali in modo responsabile e con risultati tangibili e riconosciuti, anche in assenza del contributo delle stesse persone che oggi invocano un cambiamento delle regole», concludono.

Da Palazzo Civico non è tardata la risposta: «La Consulta è un organismo amministrativo disciplinato da un regolamento approvato dal Consiglio Comunale. Le recenti dimissioni all’interno del Comitato di Coordinamento hanno determinato una situazione di oggettiva difficoltà nel garantire il pieno funzionamento dell’organismo, così come previsto dal regolamento.

L’Amministrazione ha già espresso la volontà di avviare un percorso di revisione del regolamento, al fine di renderlo più efficace, rappresentativo e adeguato alle esigenze attuali. Si precisa inoltre che, fino all’eventuale approvazione delle modifiche regolamentari, era stato chiaramente indicato che le attività e le iniziative in programma potessero proseguire regolarmente. La decisione di interrompere tali attività è pertanto da considerarsi autonoma dell’attuale presidenza e non riconducibile a indicazioni dell’Amministrazione. Resta ferma la volontà di garantire uno strumento di partecipazione serio, inclusivo e realmente funzionale per tutte e tutti».