Un anno fa, come oggi, nell'arco di poche ore arrivavano le notizie da Rivoli prima e Venaria poi, dell'annullamento dei rispettivi Carnevali.

Decisioni prese dal sindaco rivolese Andrea Tragaioli e dall'allora commissario prefettizio di Venaria, Laura Ferraris, su ordine del prefetto.

"Motivi di salute pubblica per l'allarme Coronavirus", recitava la nota diffusa da Palazzo Civico a Venaria attorno alle 13.50, dopo un briefing in piazza De Gasperi con polizia locale, Protezione Civile, Pro Loco e comitato organizzatore del Real Carnevale (come testimonia questa foto, ndr). 

Nessuno di noi poteva immaginare che da quel giorno le nostre vite sarebbero cambiate e avremmo iniziato a fare la conoscenza di terminologie come "pandemia", "Covid-19", "saturimetro", "distanziamento sociale", l'uso obbligatorio nella prima fase di guanti e mascherina e poi, con il tempo, solo di mascherine e gel a base alcolica.

Ma soprattutto ci saremmo dovuti abituare al lockdown, arrivato poche settimane dopo, a inizio marzo. Alle diverse colorazioni delle regioni italiane, al coprifuoco, alla chiusura di cinema, teatri, aree verdi. Alla fine di cene con amici e parenti, ad occasioni di socializzazione. Con i Dpcm che andavano a sanzionare tutte le violazioni commesse con multe piuttosto salate. 

Ieri sera, al Teatro della Concordia, la pacifica protesta del mondo dello spettacolo, con la richiesta al Governo di riaprire, quanto prima e in sicurezza, cinema, teatri ed altri luoghi aggregativi di natura culturale. 

In attesa del nuovo Dpcm, il primo dell'era Draghi, l'auspicio è che il vaccino faccia il suo corso e che quanto prima si torni alla normalità dopo un anno drammatico come quello appena trascorso. 

 

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