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Questa mattina i lavoratori di Iscot, impiegati nell’appalto logistico degli stabilimenti di Caselle e Leinì, si sono fermati davanti ai cancelli di Leonardo con uno sciopero che ha registrato un’adesione altissima, circa il 98%. Una mobilitazione forte che chiede una cosa semplice: il riconoscimento del lavoro reale che queste lavoratrici e questi lavoratori svolgono ogni giorno.

Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, i dipendenti della società appaltatrice vengono oggi inquadrati con il contratto multiservizi, come addetti alle pulizie, pur svolgendo attività fondamentali per la logistica industriale e per la produzione aeronautica. «Parliamo di lavoratori che preparano i materiali e i componenti destinati alle linee di produzione degli aerei, attività che richiedono competenze tecniche, precisione e responsabilità - sottolinea Valentina Cera di Avs - eppure, nonostante questo ruolo centrale nella filiera produttiva, continuano a essere pagati con un contratto non coerente con le mansioni svolte, con una differenza salariale stimata di migliaia di euro l’anno rispetto al corretto contratto nazionale».

«È inaccettabile che dentro una grande filiera industriale come quella aeronautica si continui a scaricare sui lavoratori e sulle lavoratrici il costo degli appalti al ribasso. Ancora di più quando parliamo di un gruppo come Leonardo che opera grazie anche a ingenti risorse pubbliche. Questi lavoratrici e lavoratori devono avere il giusto riconoscimento contrattuale, professionale e salariale. La politica e le istituzioni non possono voltarsi dall’altra parte. Serve aprire immediatamente un confronto serio che coinvolga azienda committente, appaltatore e organizzazioni sindacali, per garantire condizioni di lavoro dignitose e coerenti con le attività svolte. Difendere il lavoro significa difendere la qualità dell’industria e del futuro produttivo del nostro territorio. Il lavoro non può essere considerato di serie B solo perché è in appalto».