Mappano ricorda la figura di Giuseppe Ciotta. E lo farà il prossimo venerdì 13 novembre 2026, alle 10.30, quando verrà svelato e intitolato il monumento commemorativo a lui dedicato.
Il luogo scelto è quello del Giardino delle Collinette di via Generale Dalla Chiesa. Come spiega la «Associazione Amici di Ascoli Satriano per il Piemonte e la Valle d’Aosta», sarà un «omaggio a Giuseppe Ciotta e custodire nel tempo la memoria della sua storia e del suo sacrificio».
Come tutti sapranno, Mappano e Ascoli Satriano sono gemellate.
Chi era Giuseppe Ciotta?
Le sue radici erano ad Ascoli Satriano, nel cuore della provincia di Foggia, ma fu a Torino che Giuseppe Ciotta scrisse una delle pagine più dolorose della storia italiana degli anni di piombo. Brigadiere di Pubblica Sicurezza, morì a soli 29 anni, assassinato da terroristi di Prima Linea mentre si preparava ad andare al lavoro. Una vicenda che ha segnato profondamente la sua famiglia e che continua a rappresentare una ferita nella memoria collettiva, tra il dolore per una vita spezzata e il ricordo di un uomo che aveva scelto di servire lo Stato.
Ciotta nacque il 13 novembre 1947 ad Ascoli Satriano, da Potito e Nunzia Cocozzello. Ancora giovanissimo decise di entrare in Polizia, frequentando le scuole di formazione di Nettuno e Bolzano. Dopo il giuramento, il 5 maggio 1968, iniziò un percorso professionale che lo portò a prestare servizio in diverse città italiane, tra cui Peschiera del Garda, Roma e Nettuno, prima del trasferimento a Torino.
Nel capoluogo piemontese arrivò in un periodo particolarmente difficile per il Paese. Erano gli anni in cui il terrorismo politico colpiva magistrati, uomini delle forze dell’ordine, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, nel tentativo di destabilizzare la democrazia. Ciotta era in servizio presso l’Ufficio politico della Questura e si occupava anche della sorveglianza esterna di ambienti universitari e istituti scolastici. Il suo lavoro si inseriva nell’attività di contrasto all’eversione e al terrorismo, in un contesto in cui raccogliere informazioni e ricostruire le reti dei gruppi armati significava esporsi a rischi sempre più concreti.
Nella vita privata aveva costruito una famiglia. Nel febbraio 1974 aveva sposato Michelina Carbonara, anche lei originaria di Ascoli Satriano. Nel marzo 1975 era nata la figlia Nunzia. A casa lo aspettavano una moglie e una bambina ancora piccola, mentre fuori, nella città attraversata dalla violenza politica, il suo lavoro lo metteva quotidianamente a contatto con una realtà pericolosa.
La mattina del 12 marzo 1977 arrivò l'agguato. Ciotta stava uscendo dalla propria abitazione di via Gorizia, nel quartiere Santa Rita di Torino, e si apprestava a salire sulla sua automobile per raggiungere il posto di lavoro. Fu avvicinato da un attentatore che gli sparò a distanza ravvicinata. I colpi lo raggiunsero mentre era praticamente impossibilitato a difendersi. L'attacco venne rivendicato da un gruppo terroristico riconducibile a Prima Linea.
La sua uccisione si collocò nella strategia di intimidazione e rappresaglia contro gli investigatori impegnati nelle indagini sul terrorismo. Ciotta aveva infatti contribuito, insieme ad altri investigatori, all'attività investigativa che riguardava le Brigate Rosse e il loro nucleo storico. La sua morte anticipò una stagione ancora più drammatica per Torino, segnata da altri attentati contro uomini dello Stato e protagonisti della vita pubblica.
Per Ascoli Satriano fu un lutto profondo. La comunità seguì con partecipazione il ritorno della salma nella città natale e si strinse attorno ai familiari. La memoria del brigadiere è stata conservata attraverso commemorazioni, intitolazioni e luoghi dedicati al suo nome, perché il suo sacrificio non fosse dimenticato.
Il riconoscimento dello Stato arrivò anche attraverso importanti onorificenze. Nel 2004 Giuseppe Ciotta fu insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria; nel 2010 gli venne conferita anche la Medaglia d’Oro riservata alle vittime del terrorismo.
A distanza di quasi mezzo secolo, la figura di Giuseppe Ciotta continua a unire idealmente la sua terra d’origine e Torino. La sua storia racconta il coraggio e i rischi affrontati da chi, negli anni più difficili della Repubblica, lavorava per difendere le istituzioni democratiche. Ma racconta anche il costo umano del terrorismo: una famiglia privata troppo presto del proprio affetto e una comunità chiamata a custodire il ricordo di uno dei suoi figli.
Il nome di Giuseppe Ciotta resta così legato ad Ascoli Satriano non soltanto per le sue origini, ma per una vicenda che appartiene alla memoria nazionale. Ricordarlo significa mantenere viva la storia degli anni di piombo e rendere omaggio a chi perse la vita nell’adempimento del proprio dovere.

