Marito, padre, nonno. Un uomo con un grande cuore che si é sempre prodigato per il prossimo: sia su un campo di calcio sia guidando un'ambulanza. Un Pará della Folgore che, nel tempo, ha voluto indossare anche la divisa di chi faceva delle rievocazioni storiche una ragione di vita.
Si potrebbe andare avanti ore per raccontare la figura di Sergio Barra, morto domenica a 77 anni. La malattia, velocissima, lo ha strappato all'affetto della moglie Maria, dei figli Valeria e Fabio e delle nipoti.
A Venaria Sergio era conosciuto per aver allenato i giovani calciatori del Venaria, della Cromodora e del Maroso. Ma anche per essere stato volontario della Croce Verde e della Sanital, guidando le ambulanze o i mezzi che trasportavano i cittadini per le visite mediche nei vari ambulatori o ospedali.
Era conosciuto anche per essere un volontario e figurante del Reggimento Svizzero Kalbermatten 1744 di Torino.
E questa mattina, nella chiesa di San Francesco, tantissimi Pará, amici di una vita, amministratori della Reale e i figuranti del Reggimento si sono ritrovati per l'ultimo saluto.
Sulla bara il suo basco amaranto di cui andava orgoglioso.
Grande tifoso del Toro, Sergio Barra era anche molto attivo in politica, professandosi di centrodestra e dando una mano, nelle varie campagne elettorali, ai diversi candidati a sindaco.
"Ciao Sergio, ti ho conosciuto tantissimi anni fa, quando ho iniziato da ragazzino la mia militanza politica. Tu eri lì, accanto a me: a darmi consigli, a supportarmi, a starmi vicino nelle tante iniziative che abbiamo portato avanti insieme nel corso degli anni.
Una malattia improvvisa, tremenda e aggressiva ti ha portato via, strappandoti all’amore di tua moglie Maria, dei tuoi figli Valeria e Fabio, dei tuoi nipoti e di tutte le persone che ti hanno voluto bene.
In questi anni hai fatto tanto per la nostra comunità. Sei stato vicino a chi era in difficoltà, accompagnando le persone a fare la dialisi, impegnandoti nello sport, togliendo tanti ragazzi dalla cattiva strada. Sempre con il tuo modo di fare sincero, con il tuo sorriso, con quella voglia instancabile di trasmettere senso civico e valori.
Ci siamo visti l’ultima volta venerdì, quando sono venuto a trovarti in ospedale. Con la poca voce che ti era rimasta continuavi a chiedermi della campagna elettorale, a progettare come potermi dare ancora una mano. Questo eri tu: presente fino all’ultimo.
Ora non ci sei più, Sergio.
Eterno paracadutista, veglia dall’alto su tutte le persone che ti hanno voluto bene.
Ciao Sergio, amico mio", lo ricorda il sindaco Fabio Giulivi.
"Ci ho messo una settimana per trovare le parole. Quando Valeria mi ha scritto, mercoledì scorso, dicendomi che Sergio stava molto male, per una malattia arrivata ed esplosa l all'improvviso, veloce, devastante, mi sono detto: devo andare a salutarlo, devo rivederlo.
Me lo ero promesso.
Ma non ce l’ho fatta. Non ho fatto in tempo.
Domenica lui se n’è andato.
Con Sergio ho condiviso tanti anni. Dalla fine degli anni ’90 fino al 2015, con la candidatura a sindaco, in un’esperienza intensa e bellissima. Quanti incontri, gazebi montati, confronti, consigli. Con il suo essere diretto, lui mi metteva in guardia. Proteggeva, come fa un padre con i suoi figli. E per lui i ragazzi, gli amici erano un po' tutti come figli. Così come le persone a cui ha dedicato tempo nel volontariato sociale: erano semplicemente 'di famiglia', mai estranei.
Mi è stato vicino. Da amico vero.
Nel 2020, poi, sono certo, sapeva quello che ingiustamente avevo vissuto e subito. Le ferite morali, le dinamiche che mi erano sembrate ingiuste.
Ma pensava che si dovesse comunque andare avanti insieme, soprassedere, restare dalla stessa parte.
La mia scelta diversa lo aveva ferito.
E così, piano piano, ci siamo allontanati. E anche questa, nel tempo, era una cosa che mi pesava, mi spiaceva.
Quando domenica mattima Valeria mi ha scritto: "Papà non c'è più" sono stato male.
Mi ha preso un groppo alla gola.
Resta intatto, incancellabile, quello che di bello siamo stati. Grazie Sergio", lo ricorda con commozione il consigliere Pino Capogna.
"Vogliamo ricordarlo come amico, rievocatore e grande innamorato dell'Assietta e del suo Piemonte. Fin che la salute lo ha concesso è sempre stato presente alla nostra Festa, per non fare perdere la memoria di quel 19 luglio 1747, così importante per tutti noi. Lo vediamo qui, proprio all'Assietta, con indosso la divisa del reggimento svizzero-vallesano Kalbermatten, che difese eroicamente il Gran Serin, divisa che Sergio ha portato in rievocazione con onore e rispetto per quasi vent'anni.
A lui che di divisa, da Militare, aveva portato quella della Folgore, chiediamo e auguriamo di guardarci da lassù, dal cielo, e di accompagnarci ancora. Ciao Sergio, Presente!", scrivono sulla pagina della Battaglia dell'Assietta.
Al termine della funzione, dopo la lettura della Preghiera del Paracadutista, i suoi amici Pará lo hanno salutato alla loro maniera: "Paracadutista Sergio Barra, Presente!". Poi l'ultimo viaggio verso il tempio di Mappano per il rito della cremazione.

