Quando il feretro è uscito dalla chiesa della parrocchia Maria della Pace di Torino, portato in spalle dai "suoi ragazzi" di Venaria Reale, sui mezzi dei Vigili del Fuoco presenti in corso Giulio Cesare sono state attivate le sirene di emergenza.
Poi un lungo e interminabile applauso, prima che la bara di Angelo Lomonaco, storico capo distaccamento dei Vigili del Fuoco di Venaria Reale, venisse posizionata sul carro funebre, in partenza per il viaggio verso il tempio di Piscina per il rito della cremazione.
Sopra al feretro c'era il suo casco rosso, elemento distintivo di chi aveva l'arduo compito di comandare una squadra o il distaccamento. Accanto, a proteggerlo, c'erano loro, i "suoi ragazzi", che non l'hanno lasciato solo neanche un secondo.
Questa mattina, mercoledì 1 luglio 2026, in chiesa c'erano gli amici di una vita, i componenti della sua band, i colleghi dei Vigili del Fuoco, gli amici della Croce Verde di Venaria Reale.
Tutti, con le lacrime agli occhi, hanno ascoltato con attenzione l'omelia di don Andrea Bisacchi, che ha ricordato come Angelo Lomonaco fosse a tutti gli effetti «già un angelo sulla terra. Perchè solo un angelo poteva salvare, nella Cappella del Guarini a Torino, la Sacra Sindone. E Angelo, nel 1997, non ha avuto paura delle fiamme. Ha preso il martello, ha aperto la teca e l'ha tratta in salvo assieme ai colleghi».
Al termine della funzione, una componente della band lo ha voluto salutare con parole molto dolci e cariche d'amore: «Sei stato unico. Un uomo meraviglioso. Un musicista straordinario. Non si poteva fare altro che volerti bene. Ci mancherai, inutile negarlo. Ma ora sei felice e libero. Sei tornato a casa. Non ti dimenticheremo mai».
I colleghi, prima dell'ultimo saluto, hanno recitato la preghiera di Santa Barbara, Patrona dei Vigili del Fuoco. Poi l'abbraccio ai suoi familiari e quelle sirene che hanno riecheggiato a lungo. Proprio come sei anni fa, quando era andato in pensione.


