Una chiesa piena di dolore, lacrime e ricordi. Venaria Reale si è stretta oggi pomeriggio, mercoledì 21 ottobre, attorno alla famiglia di Anna Mellano, la giovane cestista morta a soli 17 anni. Nella chiesa di Santa Maria, tra il silenzio e la commozione, amici, amiche, compagni di classe e di squadra hanno dato l’ultimo saluto a una ragazza che, nonostante la giovanissima età, aveva saputo lasciare un segno profondo nella vita di chi l’aveva incontrata.
A stringersi attorno ai familiari anche le compagne del Basket Venaria, le giocatrici della Juventus Femminile - dove gioca la sorella di Anna - e i rappresentanti delle società sportive della Reale, insieme al sindaco Fabio Giulivi, agli assessori Pino Capogna e Luigi Tinozzi e all’ex sindaco Pino Catania. Una comunità intera, unita nel ricordo di una ragazza che aveva ancora tanti sogni da realizzare.
Parole cariche d’affetto sono state quelle degli amici, che hanno ricordato Anna non soltanto per il talento sul parquet, ma soprattutto per la sua forza, la generosità e la capacità di essere un punto di riferimento anche nei momenti più difficili. «Stare al fianco di Anna è stato un privilegio», hanno ricordato, sottolineando come non fosse soltanto una grande giocatrice: «Sapeva fare tutto e quello che non sapeva fare lo imparava».
Anche nei momenti segnati dai problemi di salute, Anna riusciva a trasmettere coraggio a chi le stava vicino. Non si arrendeva, non si lasciava sopraffare dalle difficoltà e trovava il modo di alleggerire il peso degli altri, nonostante la battaglia personale che stava affrontando. Un esempio di determinazione racchiuso anche in una battuta che raccontava la sua ironia: «Io in Nazionale? Saranno stati obbligati».
Tra i ricordi più dolorosi, quello degli abbracci che ora mancheranno. «Ci mancherà abbracciarti», hanno detto gli amici, ricordando una ragazza che non era solita lasciarsi andare a grandi manifestazioni d’affetto, ma che oggi tutti avrebbero voluto stringere ancora una volta. «Continueremo a portarci dentro ogni parte di te, il tuo calore. Ovunque ti trovi, sarai per sempre il nostro punto fisso. Eri un’anima gentile. Rimani il nostro sole in ogni momento buio».
Parole altrettanto intense sono arrivate dai fratelli e dalle sorelle, che hanno raccontato la battaglia combattuta da Anna, una lotta «incredibile», più grande di lei. Negli ultimi mesi, hanno spiegato, la malattia aveva inevitabilmente cambiato la ragazza che conoscevano, senza però cancellare ciò che era stata e tutto quello che aveva rappresentato per la sua famiglia.
Anna amava il basket, ma la sua identità andava ben oltre lo sport. Era figlia, sorella, amica e studentessa. Alta, bionda, con gli occhi blu come il mare, non amava stare ferma e affrontava la vita senza lasciarsi intimidire dall’ansia o dalle difficoltà. Aveva un cuore enorme, si preoccupava degli altri e non si lamentava. La sua sensibilità si manifestava anche nell'attenzione all’ambiente, nell’interesse per la politica e nella generosità verso chi aveva bisogno: arrivava a donare i propri risparmi per aiutare le persone in difficoltà.
Studiava chimica e sognava di diventare medico. Un progetto di vita che raccontava bene la sua voglia di mettersi al servizio degli altri. Ed è proprio da questo desiderio che nasce anche l’intenzione della famiglia di trasformare il dolore in un gesto concreto di solidarietà.
Ed era forte la devozione a Dio: non c’era settimana che non andasse a Messa, giorno che non pregasse; che non frequentasse l’oratorio, il gruppo giovani, gli scout, partecipasse alla vita comunitaria.
I genitori hanno manifestato la volontà di sostenere una raccolta fondi destinata ad aiutare Paesi in difficoltà come il Mozambico, attraverso il progetto Medici per l’Africa, con l’obiettivo di offrire a giovani studenti la possibilità di formarsi e diventare medici.
Un modo per far vivere ancora i valori in cui Anna credeva: la cura degli altri, la solidarietà e il diritto di costruirsi un futuro.
Nel giorno dell’ultimo saluto, tra le lacrime e gli abbracci, resta una domanda che attraversa il dolore della famiglia e di tutti coloro che le hanno voluto bene: «Perché hai avuto meno tempo rispetto agli altri per realizzare i tuoi sogni?».
Una domanda senza risposta, davanti alla quale rimangono i ricordi, l’affetto e l’eredità di una ragazza che, in soli 17 anni, ha saputo insegnare molto a chi le è stato accanto.
Prima dell’ultimo viaggio, ecco lo striscione del Basket Venaria: «Ciao Anna. Sempre nei nostri cuori».
In mezzo, la forza dei genitori, in particolar modo di papà Danilo, che dal primo istante e fino all’ultimo secondo di questo giorno triste, ha sempre mantenuto il sorriso, con abbracci e parole di conforto verso gli amici.

