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Scoppia la polemica per i nuovi orari del Caat, il Centro Agro Alimentare Torinese di Grugliasco. Attualmente il Caat apre alle vendite degli operatori dalle 3.30 alle 10.30.

Ma la Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli - Fedagro Torino-Apgo vorrebbe attuare un nuovo orario, proponendo due opzioni: o dalle 7 alle 12 o dalle 11 alle 16 a partire dal mese di giugno 2026.

Di qui una consultazione tra i grossisti presenti al Caat e contestata dalla Coldiretti Torino, che al Caat rappresenta buona parte della componente “produttori agricoli” che conta oltre 130 operatori.

«La scelta era fra i due orari e non permetteva l'inserimento della possibilità di votare a favore del mantenimento dell’orario attuale. Ma, soprattutto, alla “votazione” ha partecipato appena la metà dei 79 grossisti presenti al Caat e l’orario 11-16 è solo dal 35% dei votanti di una componente che è comunque minoritaria rispetto a quella dei produttori agricoli.

«La proposta di Fedagro vuole copiare il modello del circuito della GDO – incalza il presidente di Coldietti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma se il Caat non si distingue dalle piattaforme delle grandi catene di supermercati non svolge la sua funzione al servizio del “sistema cibo” della città. Un Centro agroalimentare di grossisti e produttori agricoli che vende frutta e verdura in pieno giorno non rispetta le esigenze dei propri clienti e dei consumatori. Scegliere di cambiare l’orario del CAAT dalle prime ore del giorno a mattinata inoltrata avrebbe come conseguenza un cortocircuito nell’intero sistema della distribuzione del cibo fresco a Torino».

«Non è certo una soluzione spostare i maggiori costi dai grossisti agli agricoltori. Fedagro afferma di volere fare risparmiare ai grossisti il costo della luce e della manodopera notturna ma non chiarisce quale sarebbe questo modello innovativo di Centro agroalimentare giocato tutto sull’aprire tardi al mattino. Come coltivatori non abbiamo mai avuto problemi ad affrontare le levatacce che fanno parte della nostra vita. Quello che ci preoccupa è essere costretti a lasciare le nostre attività agricole diurne per vendere il prodotto di giorno. L’organizzazione delle famiglie degli agricoltori e dei coadiuvanti è questa da sempre. Chi fa vendita diretta sa che deve raccogliere in campo nel tardo pomeriggio, lasciare qualche ora la verdura al fresco per andare a venderla alle 4 del mattino ai mercatali che a loro volta la rivedono ai consumatori sui banchi dei mercati di Torino a partire dalle 7 del mattino. I banchi del mercato dovrebbero venire a comprare la merce mentre hanno già la fila dei clienti al mercato? Oppure dovrebbero essere costretti ad affittare magazzini refrigerati per stoccare la merce da rivendere il mattino dopo? E nelle giornate estive, quando il termometro tocca i 25-30 gradi alle 11 del mattino che frutta e verdura venderemo? Ad ascoltare Federagro la sfida della qualità rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata si vincerebbe vendendo insalate appassite, pesche ultra mature, pomodori senza più turgore? Noi pensiamo che i consumatori e i produttori meritino rispetto».

Coldiretti Torino respinge anche le accuse secondo le quali chi vuole garantire qualità per essere competitivi verso la GDO sia aggrappato a consuetudini arretrate, a una routine stanca, a un tempo andato. «I produttori agricoli sono aperti ad ogni innovazione. Così come non hanno problemi ad alzarsi prima dell’alba non hanno problemi con la tecnologia e con nuovi sistemi di vendita. Ma la vita dei consumatori è fatta di orari da rispettare. Se proprio noi, che siamo all’inizio della catena della distribuzione locale del cibo, non siamo i primi a rispettare i tempi del consumo fresco manchiamo di senso di responsabilità verso i commercianti e verso i cittadini di questa città. Inoltre mancheremmo di rispetto per il lavoro dei produttori agricoli e faremmo perdere credibilità al concetto stesso di Km Zero e di consumo di prossimità. Per questo chiediamo alla politica di essere dalla parte della qualità, dei consumatori, della salute e del rispetto per l’agricoltura e il territorio».

Intanto, il fronte del NO al cambio di orario si sta allargando: contrari anche Confesercenti e la sigla dei grossisti Goia-Fenapi.

Per Giancarlo Nardozzi, numero uno nazionale di Goia-Fenapi, «siamo assolutamente contrarietà alla riforma degli orari del CAAT che prevede il passaggio al turno diurno a partire dal prossimo giugno. Non permetteremo che si distrugga il lavoro di migliaia di persone. Questa storia va avanti da troppo tempo. Nonostante la nostra costante disponibilità al dialogo e al confronto, non si è mai voluto trovare un reale punto di incontro. È inaccettabile che si proceda a colpi di imposizioni ignorando le esigenze di chi il mercato lo vive ogni giorno.

Voglio smentire ufficialmente le voci di un consenso unanime: i grossisti NON sono tutti d'accordo. Esiste un fronte compatto e determinato a difendere la dignità del commercio agroalimentare torinese. Siamo pronti alla mobilitazione generale al fianco di Williams Santa Rita e le associazioni Anva e Coldiretti. Il Comune di Torino, dove ho ricevuto conferma personale dall'Assessore Chiavarino della netta contrarietà a questo stravolgimento che danneggia i venditori di frutta e verdura. La nostra posizione è chiara e non ammette repliche: se qualcuno non ha più voglia di sacrificarsi e lavorare la notte, restasse pure chiuso. I nostri operatori andranno a comprare da chi avrà ancora il piacere, l'orgoglio e la dignità di servirci negli orari corretti per garantire la qualità e la freschezza ai cittadini. Non ci faremo imporre orari che distruggono il mercato. Non resteremo a guardare mentre si smantella il futuro di migliaia di famiglie. La categoria è unita e la battaglia è appena iniziata. Il lavoro non si tocca».