Una donna buona, disponibile con tutti, garbata. Una donna che ha provato a superare gli ostacoli della vita e che domenica è stata uccisa, massacrata, al culmine di un litigio per questioni legate alla figlia maggiore.

Era questa, e molto altro, Silvana Arena, la 73enne vittima della violenza inaudita del marito domenica scorsa, 7 agosto.

Classe 1948, originaria di Cuneo, avrebbe compiuto 74 anni il prossimo 24 dicembre. Era una ex dipendente della storica «Standa» di corso Giulio Cesare a Torino. Era sposata da 50 anni con l’uomo che l’ha uccisa a colpi di bastone.

«Ciò che non ti uccide ti fortifica. Vivi e lascia vivere», scriveva su Facebook, dove pochi giorni prima di morire aveva postato una fotografia con sopra scritto: «Una persona non sceglie di essere buona o cattiva, spesso si adegua a come viene trattata». Coincidenze o messaggi criptici? Difficilmente si saprà una verità in merito.

Le certezze, a oggi, sono che Silvana era una convinta ambientalista che, due anni e mezzo fa, aveva deciso di abbracciare la Croce Verde Torino sezione di Venaria, dove si occupava di segreteria e, allo stesso tempo, di supporto psicologico per gli anziani che al mattino venivano accompagnati per alcune visite mediche. Il suo compito era quello di salire sui mezzi di trasporto della «Verde» e scambiare due parole con loro - facendo dimenticare loro i problemi di salute che avevano - per il tempo necessario all’arrivo in ospedale.

«Commare Silvana, mai avrei pensato ad una tragedia simile. Sempre attenta e gentile con me. Riposa in pace. Spero che tu possa avere giustizia e che quell’assassino paghi veramente», scrive un’amica su Facebook.

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