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Sua figlia è affetta da gravi disabilità. E così la dirigenza scolastica dell’istituto comprensivo Borgata Paradiso di Collegno aveva deciso di venire incontro alle esigenze della madre, la maestra Paola Catone, assegnata come insegnante di sostegno proprio nella classe della figlia.

Ma con l’arrivo della nuova dirigente, quel gesto d’amore, mirato a garantire la continuità didattica e allo stesso tempo, la presenza materna, è terminato bruscamente.

E così, in un amen, la maestra Paola è stata assegnata in un’altra classe per un presunto «conflitto di interessi». E il piano di istruzione familiare è stato ridotto a sole 4 ore rispetto alle 11 degli anni precedenti.

Immediato il ricorso in tribunale - assistita dall’avvocato Simone Bisacca con il supporto del sindacato Cub Sur - con il giudice che ha ripristinato la situazione originaria, comprese le 11 ore di istruzione familiare.

Sul caso è intervenuta anche la consigliera regionale di Avs, Alice Ravinale: «La sentenza di Collegno mette in luce la grave carenza che perdura nell'assistenza a studenti con gravi disabilità.

In particolare, resta insufficiente la presenza degli assistenti alla comunicazione, operatori socio-educativi con funzioni di mediazione e facilitazione della comunicazione, dell'apprendimento, dell'integrazione e della relazione tra lo studente con disabilità sensoriale, la famiglia, la scuola, la classe e i servizi territoriali specialistici.

E’ un servizio istituito con legge del 1992, cruciale per la migliore inclusione delle persone con disabilità sin dalla prima infanzia e che sta alla Regione implementare ma ad oggi il servizio in Piemonte è inadeguato e a macchia di leopardo.

Già a inizio 2025 avevo sollecitato la Giunta Regionale per aver un quadro dell’investimento delle risorse nazionali, pari a oltre 8 milioni di Euro, e per sapere come si intendeva procedere a implementare questo tipo di assistenza in tutte le scuole piemontesi. Non ho mai ricevuto risposta, benchè sia passato oltre un anno.

Un primo risultato lo abbiamo ottenuto durante la discussione del Piano socio-sanitario, quando la Giunta ha accolto un emendamento di AVS volto a riconoscere l’importanza della presenza di queste figure – di cui non vi era traccia nella prima versione del Piano – ma nel frattempo, a complicare il quadro, è arrivata la legge finanziaria 2026, che è intervenuta (con gli artt.1 commi 706-711 e 3) sulla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio” istituendo il Livello essenziale di prestazione (Lep), voluto dalla legge Calderoli, in materia di assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse. Con la definizione dei LEP, si trasferirebbe però anche la competenza di spesa sulle Regioni, di fatto trasferendo a carico del bilancio regionale materie finora comprese nel Fondo di inclusione statale.

E’ il motivo per cui alcune Regioni, quali Puglia ed Emilia-Romagna, hanno impugnato la Finanziaria di fronte alla Corte Costituzionale, posto che tali norme determinerebbero una discriminazione di fatto su tutto il territorio nazionale. Tornerò a porre la questione alla Giunta con una nuova interrogazione, chiedendo se anche il Piemonte intenda attivarsi in merito ai profili discriminatori della Finanziaria e soprattutto come si intenda rafforzare la presenza degli assistenti alla comunicazione nelle scuole piemontesi: confido che questa volta la Giunta risponda con urgenza, dimostrando maggiore rispetto non tanto nei confronti del Consiglio Regionale bensì in quello degli alunni e delle alunne con gravi disabilità, delle loro famiglie e dei loro insegnanti», conclude Ravinale.