In questo anno così drammatico, a causa del Covid, sono tanti i giovani neo laureati in Medicina che, dall’oggi al domani, sono stati abilitati e si trovano già in reparto a svolgere la loro professione, in aiuto del prossimo, cercando di salvare vite.

Tra questi c’è Marta Saporito, 27 anni, di Venaria Reale, che dopo aver conseguito il diploma superiore al Liceo scientifico Filippo Juvarra si è successivamente laureata, lo scorso ottobre, in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti: 110 e lode, dignità di stampa e menzione d'onore.     

Insomma, un vero e proprio vanto per la nostra città. 

Insieme ad altri suoi colleghi, che in prima linea fronteggiano quotidianamente l'emergenza sanitaria, Marta lavora all'ospedale di Rivoli: "Sono stata selezionata attraverso un bando indetto dalla Regione Piemonte a cui ho partecipato subito dopo la laurea, dove cercavano medici sia nei reparti e nei pronti soccorsi. A novembre, quando ho cominciato, non nego sia stata dura. Perché si passa direttamente dalla teoria alla pratica. Ma soprattutto eravamo nel pieno della seconda ondata: si vedeva la sofferenza dei pazienti. E ogni giorno si faticava, tra pazienti intubati e quelli che vedevi morire, nonostante avessi provato in ogni modo a salvare loro la vita. Emotivamente è stato molto forte. Ti tempra”.

Con la terza ondata sono aumentati con rapidità i pazienti malati di Covid-19. E nelle corsie il lavoro dei giovani medici come Marta, spinti da una fervente passione, diventa una palestra con un carico psicologico enorme. E la gentilezza diventa un gesto naturale, così come lottare per la vita: “Abbiamo la consapevolezza, misto a sconforto, che le varianti possono colpire anche i giovanissimi. I reparti sono saturi di pazienti anche di età compresa fra i 56 e i 60 anni. E questo nonostante non abbiano patologie pregresse. Come ci comportiamo? Con professionalità ma sempre con il sorriso. Non ti nascondo che facciamo fatica a trattenere le lacrime, ma dobbiamo dare loro sicurezza. A loro ci rivolgiamo con parole di incoraggiamento. Dobbiamo essere portatori di speranza: questo può agevolare, psicologicamente, la loro guarigione. Scoprire di essere positivi al Coronavirus, star male e mettere il casco è una situazione estenuante e stressante. Dal punto di vista professionale è un momento di grande crescita. Sia a livello formativo sia a livello umano. Con la consapevolezza che al nostro fianco ci sono medici, primari e infermieri che ci stanno vicino, ci confortano, ci fanno crescere umanamente e professionalmente”.

Nonostante le ore passate in reparto, Marta ha ancora voglia di studiare, per diventare medico specializzato: "Ho davvero poco tempo. Ma voglio studiare ancora e prepararmi per il test di ingresso per Neurologia e Psichiatria. Anche se la battaglia più importante è quella di salvare vite. Sperando che ci sia una accelerata sul piano vaccinale, l’unica vera arma per combattere questo maledetto virus”, conclude Marta.

Silvia Iannuzzi

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